Selvicoltura

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Il 16 marzo 2018 è stato approvato il D.Lgs. 34/2018 meglio noto come Testo Unico su Forestale e filiere forestali (TUF). L’approvazione è stata difficile e fortemente contrastata ed ha causato quella che in Italia è stata la “prima guerra per le foreste”: una spaccatura evidente e trasversale al mondo accademico, ma non solo. Il dossier presente nel numero 234 di Sherwood fa il punto della situazione dopo l’approvazione definitiva.
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In selvicoltura, in agricoltura e nel paesaggio

Da alcuni anni a questa parte è in costante aumento la richiesta di materiale vivaistico destinato ad usi multipli (assortimenti legnosi, giardinaggio, ripristini ambientali, ecc.), per interventi dunque che non riguardano solo i classici rimboschimenti, ma anche la ricostruzione di cenosi particolari quali i boschi ripari, l’edificazione di siepi ed alberate campestri, popolamenti per migliorare la qualità di aria e acque, il recupero di aree degradate dall’attività antropica , la costituzione di difese verdi di vario tipo, ivi comprese quelle destinate a potenziare le opere di sistemazione idraulico-forestali.

Per realizzare bene questi lavori è fondamentale scegliere correttamente le componenti biotiche - nel caso specifico le specie vegetali e relativi ecotipi - in relazione ai vari ambienti in cui si opera. La gamma delle piante a disposizione è ampia ed ognuna di queste presenta una sua precisa potenzialità ecologica. Tra i generi suscettibili di impiego in tutti questi casi vi è sicuramente il salice, che con la sua ampia scelta di specie e varietà è una delle componenti ambientali che meglio si presta a risolvere gli svariati problemi connessi sia con la produzione legnosa sia con il miglioramento degli equilibri ambientali.

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Funghi, tartufi, frutti, miele, oli essenziali, resine, erbe, sughero …

Il bosco non è solo legno. Anche per questo con la selvicoltura si può puntare ad ottenere una gran quantità di beni immateriali e materiali: tra questi i cosiddetti “prodotti non legnosi”.

Talvolta, nell’ottica dell’integrazione tra benefici materiali e immateriali, sono proprio i prodotti “non legnosi” a creare economia forestale: legno sì, protezione del suolo, regimazione delle acque, paesaggio, ma anche funghi, tartufi, frutti, miele, oli essenziali, resine, erbe, sughero e altri ancora. Fare selvicoltura anche per i prodotti non legnosi conferisce maggior valore al bosco e permette piccole integrazioni di reddito a intervalli di tempo molto ravvicinati rispetto al legno; spesso anche annuali.

Il Professor Roberto del Favero e il Professor Mario Pividori, entrambi dell’Università di Padova, con questo nuovo manuale che inaugura la Collana di Compagnia delle Foreste “Conoscere la tecnica selvicolturale”, ci introducono alle tecniche che possono essere messe in campo per ottenere i principali prodotti forestali non legnosi: un vuoto spesso lasciato dai classici volumi di selvicoltura che questa pubblicazione punta a colmare.

Si tratta di un volume originale, ricco di contenuti e curiosità: essenziale nella libreria di tecnici, selvicoltori, proprietari e gestori forestali!

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Nuovi sentieri di sviluppo tra tutela della biodiversità e promozione di attività economiche

La collana “C’è vita nel bosco” della Regione Lombardia si arricchisce di un contributo finalizzato ad individuare nuovi sentieri di sviluppo in equilibrio tra tutela della biodiversità e promozione delle attività economiche. La pubblicazione, curata dal dipartimento Territorio e Sistemi Agroforestali dell’Università di Padova, offre un’ampia ed approfondita indagine sul sistema foresta-legno lombardo, individuandone i punti di forza e quelli di debolezza, collocando il tutto nel quadro nazionale e internazionale. Ricca di dati, organizzati in grafici e tabelle, questo volume aiuta gli amministratori pubblici a decidere con cognizione di causa, suggerisce alcune ipotesi di sviluppo del settore forestale lombardo e permette di farsi un quadro chiaro sullo “stato dell’arte”.

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Il grande formato di questa pubblicazione, che fa parte della collana “C’è vita nel bosco” , valorizza le belle immagini dei tanti paesaggi lombardi caratterizzati dalla presenza del bosco. L’interesse per la pubblicazione però va oltre le immagini. Questa infatti non è solo una rassegna di luoghi suggestivi della Lombardia; è anche un percorso ragionato sull’evoluzione storica del paesaggio forestale e sull’influenza che la cultura e le condizioni socio-economiche hanno sempre esercitato sulla presenza del bosco e degli altri ecosistemi. Testi ed immagini sono ben integrati ed aiutano il lettore a capire la stretta connessione tra società e paesaggio. Sia nel testo sull’analisi storica che nei commenti alle immagini sono quasi sempre presenti considerazioni che spingono il lettore a riflettere sull’importanza economica a culturale del paesaggio e sulla necessità di inserire il paesaggio forestale stesso tra gli elementi della pianificazione territoriale. In definitiva un bel libro dal contenuto stimolante, che non chiude la questione, ma, anzi, la pone all’attenzione di un vasto pubblico.

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del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

Per “boschi vetusti” s’intende quei lembi di foresta che hanno caratteristiche di elevata naturalità grazie a particolari condizioni (localizzazione remota, peculiari situazioni amministrative ecc.) che li hanno preservati dall’uso intensivo almeno negli ultimi decenni.

In Italia si parla di una superficie dello 0,9% rispetto a quella forestale complessiva, per lo più all’interno di aree protette nazionali. E proprio ai boschi vetusti del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è dedicato questo volume che riporta i risultati di un lavoro finalizzato alla loro identificazione, mappatura, caratterizzazione strutturale e pianificazione.

In particolare, per i tre soprassuoli forestali riconosciuti come vetusti (due faggete e una formazione a prevalenza di frassino), vengono descritti nel dettaglio: la struttura del bosco (diversità spaziale orizzontale, dendrologica e dimensionale), gli aspetti floristici e quelli relativi all’entomofauna saproxilica e ai licheni epifiti.

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Sherwood e Tecniko Pratiko
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Sherwood

Sherwood - Foreste ed Alberi Oggi (Sherwood) è una rivista tecnico-scientifica, diffusa solo per abbonamento, prodotta in 8 numeri all’anno, che tratta attraverso articoli e rubriche, tematiche relative al settore forestale. Alcuni tra i principali argomenti di cui si occupa Sherwood sono selvicoltura e gestione forestale, arboricoltura da legno, meccanizzazione ed utilizzazioni boschive, tecnologia del legno, produzione di biomasse legnose per energia, ecologia e botanica, educazione ambientale, politiche e finanziamenti per le attività di settore. I destinatari di articoli e notizie sono soprattutto  tecnici forestali, pubblici e privati, imprenditori e proprietari boschivi, e chi si occupa di gestione e fruizione dei boschi e delle filiere connesse.

Alla rivista viene allegato ogni numero il supplemento Tecniko e Pratiko (T&P)  che offre informazioni tecniche e prezzi su attrezzature, macchine, legname e tutto ciò che può servire a livello operativo per lavorare con gli alberi e il legno, in foresta e fuori foresta.

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Alto fusto sempre migliore del ceduo?

Questo Quaderno è l’occasione per riflettere sulle scelte selvicolturali attraverso le conoscenze, le esperienze e le opinioni di 31 esperti con diverse professionalità relative al bosco.
Un’occasione di riflessione sull’atteggiamento che dovrebbe adottare il selvicoltore prima che sulla sola scelta della forma di governo da applicare al singolo bosco.

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e prodromi di Selvicoltura per l'Urbanistica

Il quarto manuale della Collana “Conoscere la tecnica selvicolturale”, edito dalla Compagnia delle Foreste, tratta di aspetti della Selvicoltura variamente connessi con i Beni Culturali, individuati in Italia dal Codice dei Beni Culturali del 2004, che costituiscono un patrimonio di grande rilevanza nazionale dal punto di vista sia qualitativo sia quantitativo.
Una parte considerevole dei Beni Culturali è interessata dal cosiddetto “biodeterioramento”, ossia da processi di alterazione dello stato originario dovuti all’azione di quasi tutti gli organismi viventi: dai batteri ai funghi, dalle piante agli animali. Anche gli alberi, quindi, partecipano al biodeterioramento di alcuni Beni Culturali. In questa veste essi sono considerati dalla Malerbologia, ossia da quella Disciplina che studia le “malerbe”: piante infestanti, in primo luogo delle colture agrarie, ma anche di altre colture e dei manufatti opera dell’uomo(1).

La seconda parte del manuale è dedicata ai Beni Culturali e bosco dove si traccia l’area di competenza della Selvicoltura Urbana, Parchi e Giardini, specificatamente dedicata alla gestione dei giardini e dei parchi e che non sarà trattata in questo manuale.
Si tratta invece di situazioni che possono essere distinte, in prima approssimazione, in due grandi gruppi.
Il primo, che si può definire dei Beni Culturali nel bosco. Il secondo, dei Beni Culturali con bosco.
Gli Autori hanno accompagnato la descrizione delle diverse soluzioni tecnico-gestionali proposte con esempi riferiti a realtà o di una certa rilevanza nazionale o ben note agli autori.

Un ultimo capitolo (terza parte) accenna, invece, a un tema di notevole attualità e rilevanza mediatica:
boschi presenti in aree variamente abitate ai quali si possono attribuire significati culturali e colturali diversi, ancora non sufficientemente noti e/o spesso dimenticati.

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